Sinodalità da tutti i continenti! Il Concilio di Gerusalemme

Nell’estate del 2022, ho avuto la opportunità di poter ascoltare il Corso sulla Sinodalità tenuto da diversi teologi e teologhe e organizzato dal Boston College: è stata proposta una formazione online gratuita, in 5 lingue e divisa in 3 settimane successive, con moltissimi interessanti contributi da ascoltare. Le conferenze erano organizzate in tre passaggi: dal discernimento comune alla costruzione del consenso, elaborazione e processo decisionale nella Chiesa, leadership e governance nella Chiesa. E’ stata davvero una bella esperienza di ascolto e inevitabilmente ho iniziato a prendere appunti mentre ascoltavo… Alla fine mi sono ritrovata con tante interessanti riflessioni, che volevo condividere! Ovviamente, si tratta di appunti miei personali e mi prendo tutta la responsabilità di errori di trascrizione o di comprensione: mi sembrava però interessante condividere questi contenuti, in modo che più persone possibile potessero riflettere sul tema della sinodalità. Ed ecco qui questa piccola e personale selezione di contributi: all’inizio di ogni trascrizione c’è il nome del teologo e il suo incarico. Tutte le conferenze sono ascoltabili su https://www.youtube.com/channel/UCLUnOSQE3INWihgBSCjAmhA/featured.

Juan Bytton Arellano sj è un sacerdote gesuita. Ha conseguito una laurea in Economia presso la Pontificia Università Cattolica del Perù (PUCP) e un BA e un MA in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico (PIB) di Roma con studi a Gerusalemme (HU).

Il brano preso in analisi è Atti 15, 1-35, dedicato al Concilio di Gerusalemme.

È una analisi in 3 parti, analisi esegetica, di contesto e di scrittura. La sinodalità nasce dal conflitto e finisce con un conflitto; come ricordiamo Paolo e Barnaba hanno difficoltà con i cristiani con un modo di pensare diverso, vivono la esperienza sinodale a Gerusalemme e al termine ognuno dei due seguirà un percorso diverso al termine del concilio. Dovremmo leggere questo brano con occhi di realtà: non è un concilio che finisce con lieto fine… E’ un momento difficile per le comunità, ma l’esercizio sinodale deve diventare un paradigma di azione anche per noi.

Siamo ad Antiochia, in un momento difficile; stanno evangelizzando Paolo e Barnaba e incontrano alcuni fratelli da Gerusalemme, che vogliono dargli comunicazioni, con un condizionamento: dovete farvi circoncidere, perché altrimenti se non seguite la legge di Mosè non sarete salvati… Invece di parlare loro con gratuità, ricevono un ordine. Per Paolo è molto diverso: Cristo è morto sulla croce e per questo sacrificio ci ha liberati, non per la osservanza della legge di Mosè, ma in Cristo siamo salvi. Decidono di andare a Gerusalemme per parlare con gli apostoli, mandati dalla comunità di Antiochia; vediamo che la dinamica di superamento delle difficoltà della Chiesa, quando ci sono, è sinodale.

Seguono il discorso di Pietro, il discorso di Giacomo e la lettera sinodale. È interessante confrontare il discorso di Pietro e di Giacomo, che cercano sempre consenso sulla esperienza e non solo sulle parole. Pietro evoca lo Spirito Santo come esperienza che ha avuto e che è fondante, ed è raccontata a Cornelio. Narra la sua esperienza di fede, al v. 12 c’è un tratto tipico del sinodale, tutti ascoltano e interiorizzano. Dopo parla Giacomo, che parte dalle Scritture, dal profeta Amos: quando la comunità vuole discernere, il capo della Chiesa di Gerusalemme si rivolge ai profeti e lui evoca parole forti, di ricostruzione della casa di Davide. È un tema chiave per alcuni autori biblici, è una discussione sulla identità della chiesa e sulla capacità missionaria. Se ci chiedono di applicare la legge di Mosè, la Chiesa decide di procedere in sinodalità: prima la esperienza, poi le scritture, poi la decisione sulla non circoncisione. Seguono indicazioni sulla alimentazione e sui riti. Il fondamentale è che la Chiesa riesce a decidere sulla fede in Gesù Cristo, superando la condizione posta dalla legge di Mosè. È fondamentale, c’è apertura e dinamismo missionario nella Chiesa che decide sulla sua vita: la decisione che dura fino ad oggi, perché non si tratta di imporre, si tratta di aprire il dialogo e trovare la verità nel dialogo.

Il sinodo di Gerusalemme è quindi paradigmatico: dal v. 22 in poi, osserviamo la forza dello Spirito Santo, abbiamo deciso di scegliere e inviare, qui notiamo la dinamica dello Spirito Santo. La comunità e gli apostoli hanno scelto alcuni fratelli per andare ad Antiochia: non è solo capacità di risolvere un problema e andare avanti al prossimo, ma di coinvolgere tutti nella risoluzione. Che cosa motiva Giacomo, Paolo e Pietro e la comunità di Gerusalemme ad aiutare la comunità di Antiochia? Hanno coinvolto le loro anime! Sono empatici, sentono con gli altri, sono coinvolti emotivamente con gli altri e lì si aprono le strade di risoluzione, si cerca una luce di verità insieme per superare le difficoltà. Oggi si presta poca attenzione alla anima turbata, al dolore, all’aiutare chi prova dolore, a chi è in difficoltà. Che cosa possiamo fare come Chiesa? La Chiesa di Gerusalemme scrive una lettera, sceglie di inviarla con due messaggeri interpellati come profeti, anche a partire dalla evocazione di Amos, come pure erano stati chiamati profeti Paolo, Sila e Barnaba al loro arrivo. Qui si chiude il secondo momento, il testo del narratore ha schema pratico, di paradigma.

Il pretesto di nascita del testo, è stato scritto per un motivo che è il filo conduttore stesso degli Atti, la guida dello Spirito Santo. In Atti 15 lo Spirito è nominato all’inizio e alla fine: appare nel discorso di Pietro, quando dice che scende su tutti coloro che Dio vuole, è una forte affiliazione dei credenti allo Spirito Santo e a Dio, che va al di fuori delle pratiche religiose e questa caratteristica sarà agente della vita stessa della Chiesa, perché lo Spirito Santo scende su tutti coloro che Dio vuole. Curioso che in Romani Paolo poi lo conferma: la affiliazione dello Spirito Santo oltre le pratiche. V. 28 abbiamo deciso lo Spirito Santo e noi, abbiamo deciso con e nello Spirito Santo di annunciare questa buona novella. Per questo diciamo che è lo Spirito Santo che guida ogni processo sinodale: anche incontrando realtà difficili, dobbiamo guardare a ciò che fa soffrire l’altra persona, perché questo apre la possibilità di trovare la forza di proseguire il cammino. Una conferma dello Spirito Santo, che il processo che stiamo vivendo è nello Spirito Santo di Dio è nella gioia del popolo di Dio. Anche la gioia è un criterio per le nostre decisioni, la realtà di gioia. Infine, si ritorna ad Antiochia in una situazione conflittuale, ma con la conferma che non è necessario seguire la legge di Mosè per essere cristiani, che siamo salvati per grazia dello Spirito Santo e solo questo permette di agire bene in comunità, come gratitudine, non come obbligo. Paolo e Barnaba troveranno al ritorno un nuovo conflitto tra loro e si divideranno per evangelizzare. Noi dobbiamo stare attenti che il conflitto non chiuda mai nessuna situazione, dobbiamo stare attenti alle situazioni angoscianti del fratello, seguendo la luce guida dello Spirito Santo; il che non significa che tutto finirà bene, che non ci saranno problemi, ma che avremo ascoltato tutti, che il dolore di tutti sarà espresso e ci rimarrà il prodotto di un processo guidato dallo Spirito Santo; avremo entusiasmo di continuare a cercare nuovi percorsi per costruire la Chiesa e come dice Amos per costruire la nuova casa di Dio.  Questo capitolo di Atti ci restituisce una dimensione storica, profetica, pastorale e una dimensione affettiva, per scoprire la presenza dello Spirito Santo in ogni azione della Chiesa.

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