Osea, come l’amore di Dio ci perdona Os 2,2-23

Arrivati a Osea, possiamo inquadrare bene storicamente i profeti e il fenomeno del profetismo biblico… abbiamo conosciuto i più importanti, Isaia, Geremia, Ezechiele e abbiamo iniziato con il profeta più famoso dei minori, Amos… ora è il momento di uno schema generale!

Amos è il primo profeta scrittore in senso storico; prima di lui, fino ad Elia, abbiamo le redazioni dei racconti di vita compilate dai discepoli e trascritti. Da qui abbiamo i profeti scrittori, divisi in 4 gruppi:

  • Profeti dell’VIII secolo; nel 700 abbiamo Amos, Osea, Michea e Isaia
  • Profeti del VII secolo; da inizio 600 fino all’esilio in Babilonia, nel 587; Sofonia, Naum, Abacuc ed Ezechiele;
  • Profeti del VI secolo; nel 500, fino alla fine dell’esilio in Babilonia; Geremia, Deuteroisaia;
  • Profeti di epoca persiana; dal 538, anno del ritorno dall’esilio in Babilonia, in poi;  Aggeo, Gioele, Malachia, Abdia, primo Zaccaria, Tritoisaia, Giona;
  • In epoca successiva, tra il IV e il I secolo, Daniele, Lamentazioni, Zaccaria, Baruc;

Questo inquadramento storico è utile per conoscere i riferimenti e comprendere meglio i temi profetici che esprimono; detto questo, è il riferimento storico è anche utile la veridicità dei fatti affrontati; sappiamo bene che la Bibbia non è un resoconto di cronaca dei fatti, come intendiamo noi oggi i libri di storia, ma è sempre importante vedere come la presenza di Dio si concretizzi nella storia e come i profeti abbiano vissuto e parlato al popolo, dando voce alla presenza di Dio.

Osea, come Amos, è un profeta del Nord; inizia la sua attività profetica nel periodo della crisi politica che segue al governo di Geroboamo II; i 30 anni successivi vedranno la presenza di 6 re diversi e la allenza antiassira che porterà alla caduta del Regno del Nord e della città di Samaria nel 722. La situazione di allontanamento da Dio che già Amos denunciava è anche peggiorata, perché il popolo ha iniziato a rivolgersi a Baal… Gli israeliti, arrivati in Palestina, erano un popolo di pastori seminomadi e Yhwh era concepito come un dio di pastori, che protegge le migrazioni, nei combattimenti contro i popoli vicini; molte persone, con scarsa formazione religiosa, non potevano concepire che il loro dio pastore potesse aiutarli a coltivare la terra, mandare pioggia e sole e garantire stagioni propizie. Il dio cananeo Baal, adorato dagli altri popoli locali, sembrava più propizio e aduso a proteggere i raccolti, regolare la fecondità della terra e favorire le culture. Il problema sorge sia perché inizia un percorso di doppia adorazione delle divinità, sia perché si inizia a identificare Baal con Yhwh, con un ritorno alla adorazione del vitello d’oro… Come possiamo vedere, il problema dell’allontanamento da Dio era vissuto a tutti i livelli sociali: i ricchi traviati dal lusso e dalla ingiustizia, i poveri vittime della loro ignoranza. In qualsiasi altro paese del medioriente, questo contegno di adorazione, per cui ci si rivolge a dei diversi a seconda dl bisogno non avrebbe destato problemi (e non lo farà fino all’avvento dell’Islam…). Osea ci ricorderà molto bene, che Yhwh è un Dio intransigente, che non tollera rivalità… è il modo con cui ce lo ricorda ad essere particolarmente nuovo e vicino alla sensibilità di ogni uomo, in ogni tempo…!

Di Osea, il cui nome significa Dio aiuta, non sappiamo anno di nascita e di morte; sappiamo che era padre di 3 bambini e che il suo matrimonio è stato causa di interminabili discussioni… Ci sono molte interpretazioni su chi sia stata Gomer, la moglie di Osea, sulla relazione matrimoniale: la più probabile riguarda il fatto che, ad un certo punto della relazione, Gomer abbia tradito Osea e lo abbia abbandonato. Ricordiamo che la legislazione levitica era molto chiara in proposito, la donna adultera, dopo la denuncia del marito doveva essere lapidata, perché il suo gesto inquinava la discendenza del popolo eletto. Questa tragica esperienza matrimoniale servì ad Osea per comprendere le relazioni tra Dio e il suo popolo. Osea rilegge gli avvenimenti in chiave teologica: Yhwh è lo sposo, Israele è la sposa infedele che lo ha lasciato per andarsene con un altro (Baal) o con altri (Assiria ed Egitto). I peccati del popolo sono quindi qualificati come adulterio, fornicazione e prostituzione; al contrario l’amore di Dio è concepito come un amore sponsale appassionato, l’amore di uno sposo capace di perdonare e di riprendere tutto da capo.

Vediamo il brano in dettaglio; Osea si rivolge direttamente ai figli all’inizio e alla fine (v.4-25), mostrando che tutte le “peripezie” matrimoniali sono poi sempre sotto lo sguardo dei figli, ma anche che sono sempre sotto la protezione di Dio. Il profeta non ha mezzi termini, la descrizione dei peccati della moglie è completa, riguarda tutti i doni che ha ricevuto e di tutte le privazioni che le imporrà portando via doni, ricchezze, cibi e divertimenti: va notato che tutti i cibi sono di provenienza agricola e quindi ritenuti dono di Baal… anche il lino, al posto della lana, che invece è prodotto della pastorizia! Anche importante, la descrizione delle feste, dove gli eventi religiosi sono degenerati in futili occasioni di prostituzione (non diversamente da come denunciava Amos…). Dopo che la moglie sarà privata di tutti i doni degli amanti, arriva il perdono, perché è solo nella condizione di estremo bisogno che si riconosce il peccato… allora, Dio riporterà il popolo nel luogo del loro primo amore, il deserto del cammino verso la Terra promessa, e lì Dio parlerà al cuore del popolo (v.16). Dio non denuncerà il popolo perché venga lapidato come la donna adultera (la unica punizione è averlo allontanato dalle seduzioni degli altri dei) e da qui, Dio perdona, ama con dolcezza, torna a far innamorare il popolo di sé, con la promessa della salvezza (v.17). La alleanza tra Dio e popolo ritornerà a unire tutto il creato (v. 20-21), la unione continuerà nella giustizia e nel diritto, i raccolti torneranno e i figli torneranno ad essere amati.

Sarebbe facile per il profeta denunciare la infedeltà di Israele verso Dio… Però il profeta sceglie di vivere nella sua vita, perdonando la moglie, il perdono che Dio stesso darà al popolo. Osea vive, e gli esempi sono molto chiari e sentiti, la tragedia familiare in prima persona ma è chiamato nella sua vita a dare voce a Dio nella profezia: la comprensione dell’amore di Dio lo porta a vivere nella azione profetica il perdono verso la moglie e renderlo visibile a tutti, come segno comprensibile dell’amore di Dio. Poiché il suo gesto non è compreso da tutti, scrive la sua testimonianza: spesso finiamo per ridurre la azione di Dio alla giustizia, alla prima parte del confronto tra Osea e sua moglie e dimentichiamo che la azione di Dio ha come scopo sempre mostrarci il perdono e l’amore profondo di Dio per il suo popolo… perché è un amore che va oltre la logica umana. Il castigo di Dio arriverà sul popolo, perché la iniquità è stata vissuta: Dio però sarà lì, per farci innamorare nuovamente della promessa che ci fa fatto, della salvezza che ci ha donato, e ci riporterà alla nostra vocazione iniziale, ai tempi della giovinezza del nostro cuore, condizione che, come ci ricorda papa Francesco, nella ultima lettera apostolica “Christus vivit”, è la condizione del cuore per cui si sceglie sempre l’amore…

Manca infatti del tutto l’accenno alla conversione, del popolo o della sposa, perché è tutto il peso del perdono è nell’amore di Dio. È una proposta che rende Osea precursore del Nuovo Testamento: Dio perdona il popolo ancora prima che si converta e sebbene non si sia convertito… come dice san Paolo in Rm 5,8 “ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”. Ciò non significa che la conversione non sia necessaria, ma si realizza come risposta all’amore di Dio e non come condizione previa al perdono.

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