Ezechiele, quando la profezia passa dalla azione! Ez 12, 1-11

Ezechiele, il profeta dell’azione! Ezechiele, il profeta dell’esilio, ci darà modo di parlare dei vari modi in cui si manifesta la voce profetica. Vediamo prima brevemente i tratti salienti della sua biografia. Ezechiele è un profeta molto discusso: le sue azioni hanno ricevuto interpretazioni mediche e psicalitiche, ma noi ci limiteremo a quelle teologiche… La sua azione profetica si è svolta tra il 590 e il 570 a.C. E’ un ragazzo che cammina nel gruppo dei primi deportati a Babilonia, nel 597. all’arrivo dei deportati dell’ultimo assedio di Nabucodonosor, si trova in mezzo ad un popolo che ha perso tutto, terra promessa, città santa, il Tempio e anche la speranza di poter tornare… e che cosa ne è della sicurezza di essere il popolo amato ed eletto da Dio? Nel messaggio di Ezechiele si rifletterà la imminenza della catastrofe e la speranza della restaurazione. Abbiamo pochi dati sulla sua vita: era figlio di un sacerdote, ma non potè esercitare il suo ministero perché visse lontano dal Tempio. Sappiamo che era sposato e rimase vedovo prima della seconda deportazione; la varietà delle sue azioni profetiche, la descrizione delle sue visioni, il fatto che abbia perso la parola ha molto interrogato gli studiosi, ma possiamo concludere che Ezechiele avesse una sensibilità particolare. La sua attività profetica ha due fasi: la predicazione svolta prima e dopo la caduta di Gerusalemme.

La prima fase, dall’esilio alla caduta (597-586), viene incontro alla difficoltà degli esiliati, che ancora speravano nel ritorno: anche se già Geremia si era incaricato di dissipare le illusioni degli esiliati, il popolo non voleva ammetterlo. Ezechiele viene suscitato come profeta, per parlare con linguaggio duro ma sincero: l’esilio è giustificato dal sincretismo religioso, dalle ingiustizie, dalle alleanze con gli stranieri ma anche dalla nostalgia intesa come attaccamento a tradizioni del passato che impediscono di accettare la presente Parola di Dio. Questo periodo si chiude con la azione simbolica più tragica: muore sua moglie ed Ezechiele, come azione di profezia, né piange né porta il lutto, perché soffre in silenzio, mostrando agli israeliti come soffriranno quando perderanno per sempre il Tempio. Alla caduta del Tempio, Ezechiele rimane muto e immobile e riprenderà la parola solo quando gli giungerà la notizia certa della caduta. Anche questo silenzio è interpretabile come profezia: di fronte alla durezza dei suoi contemporanei, la sua azione di denuncia è senza voce e senza riuscita.

La seconda fase è quella della predicazione di salvezza. Ezechiele denuncia con chiarezza i responsabili del castigo: principi, sacerdoti, nobili, proprietari terrieri, anche profeti, che accumulavano colpe in Gerusalemme. Attraversata la distruzione del Tempio, il castigo più duro perché comporta la scomparsa della gloria del Signore, il mondo stesso su cui si è abbattuta la distruzione nascerà al rinnovamento e il cuore dei peccatori sarà purificato, anche se il popolo si sente con le ossa inaridite, come la natura devastata. Il passaggio dalla condanna alla salvezza è proprio di tutti i profeti, ma è particolarmente evidente in Ezechiele: da lui in poi la profezia prenderà un tono sempre più consolatorio, come dimostrano gli scritti successivi del Deuteroisaia e dei profeti postesilici.

Nella redazione del libro, si può dire che Ezechiele abbia messo per iscritto gran parte della sua predicazione (esperienze estatiche, azioni simboliche, discorsi). Altre parti sono state probabilmente trascritte dai discepoli della sua scuola, dopo aver ascoltato i discorsi; lo stile di oratoria e scrittura è quello proprio sacerdotale, come si nota dalle formule declamatorie e dalle tematiche di culto trattate.

Una parola ancora merita il legame di Ezechiele con il Nuovo Testamento: sono molto frequenti riferimenti e allusioni al tema del buon Pastore, tratti da Ez 34, soprattutto nel Vangelo di Giovanni. Non manca il riferimento al chicco di senape di cui parla Gesù, che cresce e si sviluppa come il cedro di cui parla Ez 17, 22-23. Infine il gesto di Giuda, dopo il tradimento di Gesù con cui pone fine alla sua vita, sembra inverare il passo di Ez 7,19.

Dovremo a questo punto, per inquadrare bene il senso della profezia per azioni, esaminare i modi con cui la profezia si presenta. Ci sono almeno 4 modi in cui si presenta la profezia:

  • oracolo
  • visione
  • azione simbolica
  • silenzio profetico
  • L’oracolo è una forma letteraria, di discorso, sempre accompagnata dalla formula “Oracolo di JHWH”, consegnato dal Signore al profeta, che lo commenta, lo spiega e lo motiva. Lo scopo principale è esortare al cambiamento nel popolo con un messaggio chiaro.
  • La visione è l’annuncio di ciò che il profeta ha visto, che rappresenta per lui un invito pressante, un chiarimento da parte di Dio inviato per farci comprendere meglio il senso di ciò che accade. Il vedere è segno che la realtà ineluttabile di Dio sta diventando realtà anche per gli uomini che, sconfitti dal peccato, non riescono a vedere.
  • Il silenzio profetico è il momento in cui Dio non parla al popolo, come punizione per l’iniquità di chi pecca e come prova per chi è credente; abbiamo detto del silenzio muto di Ezechiele prima dell’annuncio della caduta di Gerusalemme.

La azione profetica è la ultima forma di profezia che prendiamo in analisi, perché è quella propria del passo che analizzeremo: la storia raccontata dal passo è una azione che Ezechiele mette effettivamente in atto, nella incredulità più completa di chi lo guarda. Il profeta riceve dal Signore il comando di compiere una azione e il Signore lo istruisce sul significato e su come spiegarlo a chi lo osserverà. La azione rende concreta la Parola di Dio, c’è già un inizio nella vita della Parola pronunciata e il profeta mette in atto questo inizio, rendendolo visibile, perché tutti possano comprendere, anche chi non ascolta le parole, non vuole vedere i segni e non considera il silenzio. La azione profetica dovrebbe smuovere alla azione umana

Nel passo, Ezechiele si prepara il bagaglio, come se dovesse emigrare, raccogliendo tutte le sue cose; una volta pronto, dovrebbe partire… e invece aspetta che sia buio, dopo il tramonto. Il che, nella mentalità semita, è inconcepibile: chi abbandonerebbe la propria casa, portandosi via tutto, come se stesse scappando, senza un motivo? È una azione al limite della follia già così… e in aggiunta Ezechiele apre un buco nel muro ed esce dal buco anziché dalla porta… come azione è del tutto incomprensibile, Ezechiele è impazzito, è il pensiero del clan familiare! infine sopraggiunge la parola del Signore: Ezechiele è il simbolo di ciò che accadrà a tutti loro, se persisteranno nel peccato: fuggiaschi dalle loro case, con tutte le loro cose caricate sulle spalle, scappando nella notte, dalle case distrutte, cercando di non farsi vedere e nascondendosi (come accadrà dopo la distruzione del Tempio!). Mostrando la azione compiersi, il profeta mostra la azione di Dio che avverrà, nella speranza che gli uomini si convertano: è l’ultima possibilità profetica che possa interrogare gli uomini ed Ezechiele è rimasto il profeta più conosciuto per questa forma particolare di profezia.

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