Giona o quando Dio vuole chiamare proprio te

Giona, un personaggio conosciutissimo e tanto male interpretato… tutti ci ricordiamo la balena (in realtà era un grosso pesce…), ma l’arrivo a Ninive? In realtà il libro è un esempio di arte narrativa, pieno di contenuto teologico, una piccola ma profondissima opera… e non perché si va sul fondo del mare! Abbiamo iniziato con Giobbe, altrettanto conosciuto e mal interpretato, concludiamo con Giona, questo piccolo percorso di approfondimento in due episodi su personaggi biblici che, conosciuti meglio, diventano veri compagni di viaggio!

C’è un personaggio storico, è una interpretazione allegorica, è una parabola, questo libro? La maggior parte dei commentatori lo ritiene una parabola: dobbiamo rinunciare a stabilire paralleli storici con la storia di Israele, rinunciare a stabilire legami tra gli elementi del racconto (Giona, pesce, Ninive) e elementi teologici (il rischio di imporre significati alla Parola di Dio è altissimo…). È una parabola, una narrazione a scopo d’insegnamento, il cui contenuto potrebbe avere diversi temi: il rapporto tra elezione e universalismo, il rapporto tra il profeta e Dio, la chiamata alla conversione, il fronteggiare la xenofobia e il nazionalismo del periodo postesilico. In merito alla applicazione cristologica del testo, va solo detto che il paragone è valido solo dal punto di vista di Gesù, che invera il testo, rispetto al simbolo della morte e della resurrezione espresso dal pesce; non certamente a reverso, perché Gesù ci mostra il superamento di tutte le difficoltà di Giona, che cercheremo di esporre.

Il libro si trova nel canone ebraico, tra il libro di Abdia e il libro di Michea: ciò significa che gli ebrei lo considerano un profeta del VIII sec. a.C., lo stesso in cui si parla in 2Re 14, 25; molto più probabilmente è un libro di periodo postesilico, per gli accenni alle usanze di Ninive e ancor più per i temi trattati.

 Il libro si articola in 4 capitoli, disposti con le parti, cap.1-2 e 3-4, in modo parallelo, come eventi: la preghiera di Giona della parte centrale è contraltata dalla preghiera finale; il riconoscimento di Dio da parte dei marinai è messo in parallelo con la preghiera dei Niniviti.

Per affrontare i temi del libro di Giona, vediamone la struttura e poi in dettaglio:

  • 1,1-3 chiamata alla missione di Giona
  • 1,4-16 rifiuto di Giona
  • 2,1-11 preghiera di Giona
  • 3,1-10 predicazione di Giona
  • 4,1-11 misericordia di Dio

  • 1,1-3 chiamata alla missione di Giona: la Parola del Signore lo interpella, ma Giona, senza parlare si avvia lontano e inizia così un duplice viaggio di allontanamento. In orizzontale, è un viaggio verso Tarsis, che si trova vicino Gibilterra, in direzione opposta a Ninive, che era una città mineraria ricca e quindi probabilmente sorda alla voce di Dio. In verticale, è il viaggio di opposizione alla vocazione profetica che dovrebbe portarlo vicino a Dio e lui cerca di inabissarsi sempre più… è una negazione netta, ma immotivata. D’altra parte, quando ci allontaniamo da Dio, potremmo dirne il vero motivo?

  • 1,4-16 rifiuto di Giona: si mostra davvero sordo e si imbarca, ma il Signore interviene. Contando le tappe dell’allontanamento, saranno ben 7 in tutto! Nel corso della tempesta, luogo del riconoscimento di Dio anche da parte dei marinai (che prima ricorrono ai loro dei, inutilmente), Giona scende in basso, nella sentina, e si addormenta, dove il sonno è fuga dalla veglia. L’invito dei marinai a pregare il suo Dio, lo trova muto, fugge dalla preghiera a Dio; una volta individuato come colui che ha provocato la ira del Signore, chiede la morte, per fuggire dalla chiamata a profeta; e dopo molte resistenze dei marinai, viene gettato in mare. Mentre la tempesta si placa e i marinai pagani riconoscono la forza del Signore, un grosso pesce lo inghiotte. Prima di passare alla prossima parte, contiamo: Tarsis, la nave, in basso nella nave, il sonno, la mancata preghiera, la richiesta di morte, la gettata in mare. Al v.9 parla per la prima volta, presentando un rapporto formale con Dio  e quando gli viene richiesto di spiegare il motivo della fuga, scompare il discorso diretto e non c’è risposta… Sempre più lontano da Dio, e contro la sua volontà, sempre più strumento della conversione dei pagani nelle mani di Jhwh…!

  • 2,1-11 preghiera di Giona; la 7ª tappa dell’allontanamento è nella pancia del pesce: è un elemento narrativo che poteva avere molta presa sull’immaginazione di un popolo non marinaro… il pesce, animale misterioso, ci dice la imperscrutabilità della decisione di Dio. Il tempo che scorre arriva fino a venir meno della vita e solo lì Giona inizia a pregare, ricordando tutti i passaggi compiuti: non parla solo per sé, ma potrebbe essere la preghiera di tutto il popolo. La svolta è al v. 7, ma tu mi hai fatto risalire dalla fossa della vita: ora Giona è pronto per tornare alla sua vita con la chiamata da profeta. Solo alla fine della preghiera, quando è riconosciuto che la salvezza viene dal Signore, il pesce deposita Giona, vivo sulla spiaggia.

  • 3,1-10 predicazione di Giona: questa parte riprende il cammino della profezia, in orizzontale verso Ninive e in verticale, dentro la persona del profeta. Giona cammina per 3 giorni, annunciando la distruzione e i Niniviti gli credono… perfino il re, tutti i grandi, uomini e animali (Is 1,1-3 ci ricorda che anche gli animali riconoscono il Salvatore…) iniziano il pentimento, il digiuno e la contrizione per i loro peccati. Si invoca Dio, non con la superbia di chiedere, ma solo con la speranza che Dio deponga il suo desiderio di distruzione… Il ravvedimento è totale, da parte di tutta la creazione: anche qui i pagani si convertono, la Parola di Dio procede, come per il comandante e i marinai! Dio da il perdono perché vede il pentimento totale in opere… e Giona? Come va il percorso in verticale, nella coscienza di Giona, come profeta?

  • 4,1-11 misericordia di Dio: Giona rientra in scena addolorato… non prega, è triste per la conversione, ritiene inutile tutto il percorso svolto (allora facevo bene a fuggire, se doveva finire con la conversione dei niniviti…) e chiede di nuovo la morte. Dio lo interpella nuovamente e Giona, senza rispondere, ricomincia la sua fuga, in orizzontale e in verticale: dal lontano aspetta e Dio fa crescere un ricino per fargli ombra, che è molto gradito a Giona. Non appena però Dio secca il ricino, Giona torna a chiedere la morte e ripete il suo sdegno. Allora Dio interviene e non sapremo mai che cosa risponderà Giona… Che è fuggito da un Dio clemente, con la città e con lui stesso! Tutto è creazione di Dio, la pianta di ricino e la città di Ninive: se Dio ha cura di Giona, che ha ascoltato la chiamata, che è scappato, fino al punto di riportarlo alla vocazione profetica, non avrà anche cura di tutta la città di Ninive che si è pentita, solo con il suo annuncio? Certamente sì, Giona riuscirà andare in profondità nella sua fede, per capire che dal ricino, umile piantina, alla città di Ninive, la seconda città del regno di Babilonia, tutto è opera di Dio, opera, in mare e in terra, per la salvezza di tutti, giudei e pagani? Non sappiamo come risponderà Giona…, Possiamo interpellarci solo sulle nostre difficoltà a rispondere alla chiamata…

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