Pentateuco e Esodo, come sono collocati nella Bibbia?

Perché partire dall’Esodo[1]? Perché, dentro il Pentateuco, è il libro che racconta la storia di Israele. Pentateuco è la prima raccolta che unisce tutte le precedenti tradizioni orali e scrittein modo non organico; Esodo è il libro su cui si fonda la identità del popolo ebraico e la nostra cristiana. Iniziamo da qui, perché Esodo, raccontandoci la vita di Mosè, guida del suo popolo, ci obbliga a riflettere sui percorsi di vita, sulla chiamata e sulle difficoltà e sull’aiuto del Signore, che riceviamo incessantemente; perché riflettere sulla sua composizione ci svela il percorso di scrittura della Bibbia, l’unico Libro che ci narra delle vicende di un popolo, amato da Dio nella storia (Lt Ebrei 1, 1-2).

In primo luogo, dobbiamo sapere che il Pentateuco o Torah (che in ebraico significa Legge) è uno dei primi libri codificati, prima di Genesi; quale è stata la esigenza della codifica, esito di un percorso di raccolta e collazione ispirata dei testi? La ritroviamo in Esdra (Es 1-2), il libro che ci racconta il ritorno dall’esilio del popolo di Israele, dopo la distruzione del primo tempio(586 a.C.) e la deportazione in Babilonia. Il Re Ciro di Persia autorizza il ritorno degli Ebrei nella loro terra e, per farlo, vuole un testo unitario della tradizione del popolo ebraico, con leggi, usi e costumi: il Pentateuco vede la luce come forma scritta che codifica la narrazione orale, che si era perpetuata fino ad allora, con testi scritti di diverse tradizioni. In pratica, la codifica della storia, usi e costumi del popolo di Israele in esilio, cacciato dalla propria terra, diventa la rilettura teologica della intera loro storia: i redattori del testo, alla luce della vicende dell’esilio, vissuta sia in Babilonia, sia nella Terra Promessa, ritrovano nella loro storia la costante presenza di Dio, proprio a partire dalla uscita dall’Egitto e dalla condizione di schiavitù, raccontandoci vicende di 3500 anni fa. Il testo del Pentateuco vede convergere le due tradizioni più ricche, la tradizione sacerdotale (propria degli esiliati di Babilonia) e la tradizione deuteronomista (di coloro che sono rimasti in Israele, dopo la distruzione), insieme ai testi pre-esilici, che si era iniziato a raccogliere dalla istituzione della monarchia in poi.

È Esodo, dentro il Pentateuco, la forza propulsiva della scrittura della Bibbia: a partire dal Pentateuco, che comprende Levitico, Numeri e Deuteronomio, il percorso di riscrittura procede verso il tempo precedente, con Genesi e verso il tempo successivo al Pentateuco, con la vicenda del popolo di Israele che si allontana sempre più da Dio, il tempo delle Tribù, la Monarchia, fino alla tragica vicenda dell’esilio. È Esodo, inteso in senso lato, il momento della rivelazione di Dio al popolo, grazie alla mediazione di Mosè e, solo ripartendo dalla Rivelazione, il popolo può tornare dall’esilio, tornando a Dio.

La scansione definitiva che la Bibbia ebraica prende, al termine del processo di ispirata meditazione sacerdotale, si completa nel IV-V sec.  d.C. ed è in 3 parti; comprende solo i testi scritti in ebraico.

  1. La Legge o Pentateuco (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio)
  2. I profeti (Giosuè, Giudici, 1e 2 Samuele, 1 e 2 Re, profeti anteriori; Isaia, Geremia, Ezechiele, Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum,  Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia)
  3. Gli scritti (Salmi, Giobbe, Proverbi, Rut, Cantico dei Cantici, Ecclesiaste o Qoelet, Lamentazioni, Ester, Daniele, Esdra-Neemia, Cronache)

Noi cristiani cattolici, nella parallela suddivisione dell’Antico Testamento, poniamo i testi in 4 parti, aggiungendo i libri scritti in greco (Giuditta, Tobia, Maccabei, Siracide, Sapienza e Baruce le parti in greco dei libri di Ester e Daniele), che invece i protestanti non ritengono canonici. La scansione è questa:

  1. Pentateuco: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio;
  2. Libri storici: da Giosuè a Maccabei;
  3. Libri poetici e sapienziali; da Giobbe a Siracide;
  4. Libri profetici: da Isaia a Malachia;

Esodo nasce quindi dentro la storia del popolo di Israele, accompagnato da Dio; per comprendere questa storia, dovremo ritornare alla loro modo di vivere la religiosità, alla loro mentalità, al loro modo di vivere. Il popolo ebraico è un popoloche nasce nomade; abbiamo notizia storica extra biblica della sua esistenza dalla stele di Mesha, del IX sec. a.C., che racconta la conquista di un re moabita su Omri, re della casa di Davide e riporta il nome di YHWH (trascrizione ebraica del nome di Dio, che noi leggiamo, per rispetto, con la dicitura Adonai o il Signore, anziché usare la parola Dio). Si insedia nella terra di Canaan alla ricerca di un territorio per i pascoli; nel momento di maggiore debolezza dei popoli circostanti, si costituisce come regno, unificando le tribù sotto un unico re; la monarchia viene attaccata nuovamente dai popoli circostanti, fino alla divisione dei regni (Regno di Giuda e regno di Samaria) e alla conquista babilonese.

Le ipotesi di datazione sono incerte, sia per via della insufficienza del dato biblico, sia per via della incertezza della cronologia extrabiblica. Sul dato biblico, la insufficienza che lamentiamo, dipende molto dal nostro approccio alla conoscenza storica; tenendo ferma la impostazione di Ricoeur, riletta dallo studio J.L. Ska, possiamo distinguere 3 livelli di scrittura della storia: la storia documentaria, la storia esplicativa e la storia letteraria o poetica: la storia documentaria si occupa di raccogliere più documenti possibili, di vagliarne la affidabilità per ricostruire i fatti; la storia esplicativa si occuperà della ricerca e spiegazione delle cause degli eventi ricercando nessi, comprovati dai documenti della storia documentaria; la storia letteraria/poetica è quella propria della composizione in cui un gruppo o una nazione si autocomprende, come i racconti fondatori: la condivisione della rilettura che lo storico biblico propone dipende qui molto dalla disponibilità del lettore di lasciarsi interpellare da questo racconto, cui crede, partendo dai documenti raccolti e dai nessi individuati.

Sulla cronologia extrabiblica, come storia documentaria, una accreditata ipotesi parte proprio da Es 1,11, attestante che gli israeliti hanno lavorato alla costruzione delle città di Pitom e Ramses. A confronto con la storia extrabiblica, il regno di Ramses II, ritenuto fondatore della omonima città, si attesta tra il 1290 e il 1224; la uscita dall’Egitto sarebbe riferibile circa al 1250 a.C. Una altra stele, di Merneptah, è un documento egiziano che testimonia una uscita/esodo di un gruppo dall’Egitto: la stele attesta anche per la prima volta il nome “Israele”, ma non è unanime tra gli studiosi la testimonianza di attribuzione della azione di uscita al popolo di Israele, anche se ci sarebbe compatibilità dal punto di vista storico (la stele è databile tra il 1224 e il 1204 a.C. sotto il regno del faraone Merneptah, come testimonianza dei fatti accaduti durante il periodo precedente). Fin qui i documenti.

In merito alle correlazioni, attestato che gli Israeliti vivevano in Egitto e lavoravano alla costruzione di grandi edifici(Il Pilone di Ramses come attestato dal Papiro di Leiden 348), gli Israeliti, per via del loro grande numero, iniziarono ad essere trattati come schiavi, sottraendo via via diritti nel passaggio generazionale; da qui la esigenza di sottrarsi al giogo di lavori forzati di cui erano vittime, che da una motivazione sociale alla fuga dall’Egitto.

Veniamo ora alla storia letteraria e poetica: i libri del Pentateuco ci restituiscono questo approccio. Noi oggi abbiamo il problema della veridicità del fatto storico, ci chiediamo se i fatti raccontati in Esodo sono veri, ma confondiamo la storia documentaria con la Storia con la maiuscola. Qui entra in gioco tutta la importanza di comprendere la differenza di mentalità tra noi e il popolo israelita; nella nostra mentalità, di stampo scientifico positivista, è vero solo ciò che può essere provato. Dovremmo riflettere che nella nostra società lo stesso fatto storico non è più questo, il vero dei fatti, bensì la storia è raccontata come valutazione del fatto, nell’interpretazione dello storico, considerati i materiale presenti; la storia che studiamo a scuola è soprattutto la storia a livello esplicativo.

Nella mentalità israelitica è vero il racconto che restituisce nella narrazione degli eventi il senso della fede nel Signore, la sua vicinanza: il vero è Dio è vicino nella storia! Il percorso di meditazione sacerdotale riprende i racconti orali delle tribù, che si era già iniziato a codificare; nella redazione confluiscono le tradizioni di cui abbiamo detto, trattate con il medesimo rispetto (vediamo questo atteggiamento dalle ripetizioni e riprese del testo sui medesimi eventi), perché i fatti che vengono raccontati sono i punti forti, testimonianza del vero della presenza del Signore. In questo senso, proviamo a pensare che cosa ricordiamo noi degli eventi importanti della nostra vita… il fatto, gli elementi emotivamente rilevanti, il senso complessivo dell’evento e, se ripensiamo con fede all’evento, probabilmente ci ritroviamo anche l’accompagnamento di Dio… Questo è il senso del vero per il popolo israelita e questo è quello che ci viene raccontato nella Bibbia. Noi dall’Esodo, dal Pentateuco, dalla Bibbia riceviamo soprattutto il racconto della storia a livello letterario e poetico. In che, abbiamo visto, non esclude la veridicità dei fatti, ma non come primo obiettivo del racconto.

Il popolo israelita ha una mentalità pratica, legata alla vita materiale, al clan familiare, alle vicende personali; ci interessa inserirci in questa mentalità, perché in questa storia si è espressa la voce di Dio; da qui, dobbiamo riprendere il come Dio si è avvicinato agli uomini e ritrovarlo e riscoprirlo nella nostra vita.

Vediamo la struttura del Pentateuco:

  1. Dalla nascita di Mosè all’uscita dall’Egitto: Es 2 – Es 15,22
    1. Il viaggio nel deserto: Es 15-18
    1. Alleanza sul monte Sinai: Es 19,1 – Nm 10,11
    1. Tappe del viaggio nel deserto e istituzione delle feste: Nm 10- Dt 31
    1. Dt 34- Dt 34: la morte di Mosè

Al suo interno, la struttura di Esodo:

  1. Uscita dall’Egitto: Es 1,1 – 15,21
  2. La schiavitù e la missione di Mosè 1,1-10,29
  3. La Pasqua: 11,1- 13,3-16
  4. L’evento del Mar Rosso: 13,17-15,21
  5. La sfida del deserto: 15,22-18,27
  6. Alla montagna del Sinai: 19,1-40,38
  7. Dono della Legge e stipula della alleanza: 19,1-24,11
  8. Dono della Dimora: 24,12-40,38

b.1  gli ordini di YHWH: 25,131,18

b.2 il mistero della misericordia divina: 32,1-34,35

b.3 la costruzione della Dimora:  35,1-40,38


[1] Sono debitrice di tutto ciò che ho imparato sull’Esodo a don Michelangelo Priotto, Professore di Antico Testamento, presso la Facoltà Teologica della Italia Settentrionale e presso la EcoleBiblique di Gerusalemme, che raccolto le sue lezioni in questo libro “Esodo”, Edizioni Paoline, 2014, Milano.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: