Perché prima di tutto mi rendevo conto di quanto fosse difficile percepire e restituire la bellezza della creazione, in una opera d’arte; che uno sia pittore, scrittore o semplicemente credente, trovare il modo di riconoscerla e di ri-esprimerla, come aveva provato a fare Strindberg; secondo, come sia difficile cercare di accedere alla comprensione della creazione, di cui cogliamo tratti, momenti, che poi ci sfuggono, se non ci mettiamo proprio di impegno a coglierli, trattenerli, ricordarli, condividerli. Un bel peso, eh? Forse è quello che mi ha tenuta sulla sedia. Bello visitare i musei, eh? Anche se trovi la sedia, è faticoso lo stesso…
Su questo credo che ci troviamo tutti d’accordo… Stagione, novembre. Luogo, viale del cimitero. Potrebbe proprio essere. Ho deciso che era così. Le foglie erano credibili. E perché, accidenti, devo ritrovarmi con una veduta di viale del cimitero, che probabilmente, potrebbe essere proprio l’ultimo tratto di strada che si percorre sulla terra? Non sono già a disagio abbastanza? E invece. Mentre pensavo alla difficoltà di cogliere e comprendere la creazione di Dio che ci circonda, alla ineffabilità di Dio e alla morte, il vero ineffabile umano, quello di cui non sappiamo parlare, il collegamento, pieno di speranza, tra i tre quadri mi si è presentato. Non so se è una scelta del curatore della galleria. Penso invece che sia stata una scelta di Thiele stesso o di uno dei suoi pittori preferiti, che erano suoi graditi ospiti, dato che ci viene detto in apertura della visita che i quadri hanno conservato le collocazioni originali. Mi sono immaginata il colloquio tra Thiele e Strindberg, su dove e come appendere i quadri, in quel salone, nel mattino in cui Strindberg li consegna. Saranno arrivati uno alla volta. E ogni volta avranno discusso dove metterli. Ma è solo il quadro del novembre che equilibra gli altri due, che gli fa trovare il posto definitivo di ora, mi sono detta.
La morte è la vera svolta decisiva per capire chi siamo. Creature, in grande difficoltà verso il divino, che però si sforzano di cogliere la magnificenza del creato, nelle piccole cose, con i mezzi che abbiamo, scrittura o pittura o tutto quello che la nostra vita suggerisce di utilizzare come strumento. E se tutto quello che possiamo fare è questo, perché la morte è inevitabile, e in ogni caso più tardi è meglio è, sforziamoci! È come se Strindeber ci dicesse, questo è l’esito, come vuoi guardare ora al mondo che ti ospita? Vuoi provare a cogliere il bello, ovunque si trovi. Io ci ho provato con i quadri, e tu? Perché quando ci proviamo, è una conquista per tutti, come con questi quadri, che ispirano ancora dopo tanti anni dalla realizzazione; perché quando ci proviamo, sentiamo più forte il legame di vicinanza agli altri essere umani, in difficoltà come noi, ma pronti a condividere. Nella nostra esperienza, quando camminiamo in montagna, quando siamo al mare, sulla spiaggia, nel ferry per una isola, ogni volta che vediamo qualcosa di bello, ci emozioniamo e coinvolgiamo gli altri nella scoperta, nel nostro cogliere la creazione. Sforziamoci, perché in base alla scommessa di Pascal, ogni nostro raccogliere le intuizioni nella creazione, ci renderà persone migliori fin d’ora. Sforziamoci perché anche se Dio non esistesse, noi avremo ritrovato il bello, grazie alla nostra capacità di capire ciò che ci circonda. Sforziamoci, perché se crediamo che Dio esiste, è come ritrovare i segni affettuosi e di cura di chi ci ha sempre amato.