Un pomeriggio con Strindberg (1 parte)

L’arte, come espressione molto conosciuta dell’umano sentire, mi ha sempre affascinato… Come la musica, la poesia, tutti questi campi di espressione umana, che riescono a restituire un sentimento comune a più persone con il medesimo mezzo, sono sempre interessanti da indagare, per capire meglio se stessi, ma anche per condividere con altri le proprie riflessioni.

Sinceramente è da pochi anni che sono riuscita ad avvicinarmi alla arte non figurativa in senso stretto… Ho sempre avuto difficoltà con questo tipo di arte, ma essendo nata in Italia, partivo svantaggiata, tutto è figurativo in Italia! Per di più in questo senso abbiamo veri capolavori, vertici dell’arte figurativa, pensate alla pittura da Giotto in poi arrivando a Leonardo e Michelangelo e Caravaggio… E non solo, noi siamo circondati da arte figurativa e cresciamo con quel senso espressivo… In ogni caso, oggi partiamo da 3 quadri mediamente figurativi, diciamo così… Per fare un passo nel non figurativo, ma non troppo lungo!

In aggiunta, per concludere questa introduzione, vorrei dirvi che quando mi approssimo ad un quadro, ad un museo, non so mai in che direzione verrò sollecitata… È una delle esperienze più sorprendenti che mi riserva la vita… Riconoscerete che la nostra vita è piacevole anche per le ricorrenze ordinarie del vivere, il rassicurante quotidiano… Ecco, l’arte per è me è una vera fuga dall’ordinario e dal quotidiano, un biglietto di viaggio con destinazione sconosciuta perchè non so che reazioni avrò, a priori, di fronte alle opere…

Questi quadri sono stati dipinti da August Strindberg, il famoso drammaturgo svedese, molto prolifico come scrittore; quando si trovava in crisi creativa si dedicava ad altre arti, come la fotografia e la pittura. Ernst Thiele, un banchiere svedese, noto sia per l’amore per l’arte sia per le spregiudicate operazioni finanziarie, ammiratore di Nietzsche, comprò i suoi quadri per la sua meravigliosa casa, collocata su una delle isole che compongono la città di Stoccolma e li sistemò nel salone di onore, di fronte al ritratto di Nietzsche, dipinto da Munch… Il banchiere investiva su autori di indubbia capacità! La sua casa è ora un museo che ha conservato tutte le opere e l’arredamento originale, cosicché entrando si ha proprio la sensazione di essere invitati ad una serata, si lasciano i cappotti in ingresso, c’è uno scalone, si accede ai saloni gemelli, arredati con magnifici quadri, i fiori freschi nei vasi, ci si può sedere sui divani… Si aspetta solo il cameriere con i rinfreschi ed è fatta!

Intanto si guardano i quadri. E questi tre mi hanno subito attirata per la loro, per così dire, la loro immediata comprensibilità, si capisce che tipo di paesaggio sia… Ricordatevi che ho il mio passato di arte figurativa e lì si cade nel tranello! Più li guardavo in modo figurativo, più mi perdevo: sì, è una marina, vista dal mare, c’è una terra lontana, sì, è un viale con alberi, magari è a novembre, sì è un paesaggio alpino, c’è il prato. Ma dove sono i confini? Dov’è il limite tra mare, terra, cielo, via? In più, messi vicini, la veduta marina e quella alpestre si somigliano, fin troppo, per essere due paesaggi così diversi. Li ho guardati a lungo, mi sono presa una sedia (Nei musei all’estero ti danno quelle seggioline pieghevoli adatte alla contemplazione), mi sono messa alla loro altezza, ho continuato a guardare. La pennellata, i colori, la dimensione, tutto mi portava fuori dal soggetto dichiarato, il paesaggio. E ho iniziato a chiedermi quale fosse il soggetto indagato davvero, oltre a quello suggerito dalle pennellate.

Vi ho detto che non so mai dove mi porta l’arte e come mi interpella. Mentre riflettevo, anche sul senso della vicinanza dei tre quadri messi così vicini, ho cominciato a intuire la difficoltà dell’autore nell’esprimere un soggetto della creazione: mare, montagne, tutti elementi ricollegabili in modo diretto alla creazione divina. Se tutti noi in quell’atto creativo di Dio eravamo presenti come possibilità dell’umano, mare e montagne si sono presentati nella creazione sicuramente prima di noi, in forma incarnata. Quanto può essere difficile dipingere la espressività della creazione divina nel naturale? E per chi non è credente, quanto può essere difficile dipingere ciò che la capacità umana non può ricreare? Riconosciamo che nel figurativo cui tutti noi abbiamo accesso, sono presenti tanti e tali costrutti sociali da rendere ciò che disegnamo molto distante dal vero. Le case sono quadrate, i rami sono larghi uguali, ma non è vero e ogni insegnante bravo di disegno sarà spiegarvelo. Infatti apprezziamo nel figurativo ciò che coglie il vero della creazione o della nostra percezione, il tratto semplice che restituisce l’immagine, come qui… È la sorpresa di riconoscere in cultura ciò che conosciamo per esperienza. E alla fine, il troppo figurativo ci sembra fin noioso… Allora passiamo alla fotografia, ma il problema rimane il medesimo! E anche della fotografia ci piace ciò che riconosciamo come reale, la fotografia che coglie la essenza di un soggetto… Questi quadri si sforzano di restituirci quel qualcosa di indefinibile che ciascuno di noi ha provato di fronte al mare o alle montagne, vero? Quella scintilla di sconosciuto che non potremo mai tenere con noi, perché è proveniente da Dio: lo cogliamo, non lo possediamo. O comunque una scintilla che non possediamo. Nella veduta marina io ritrovo questa scintilla nei tocchi di bianco, nella convergenza delle nuvole verso il chiaro, proprio sulla terra che emerge… (segue).

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