La Bibbia parla di divisione tra anima, corpo e spirito?

Alcune notazione sul problema della traduzione e precisazione sul versetto 4,12 della Lettera agli Ebrei…

Premessa

Quando ci si addentra in questioni di traduzione del testo biblico, per comprendere meglio il significato, ci sono alcuni tranelli in cui è meglio non cadere… Tradurre vuol dire tradire soltanto se manca l’amore sincero per il testo e l’amore per il compito che il testo incarna, l’evangelizzazione!

Ecco alcuni possibili tranelli… Allora quello che leggo è tutto falso? Tutto quello che leggo è fuorviante? Quello che leggo è tutta la verità?

  1. Quello che leggiamo nei testi biblici non è falso, ce lo racconta la lunga tradizione di studio e ricerca sui manoscritti ritrovati e la loro concordanza con i testi più antichi trasmessi. L’esempio più noto è la concordanza tra i papiri paolini, datati I secolo d.C. e il manoscritto di Leningrado, datato intorno all’anno 1000: i testi sono quasi coincidenti, al netto di errori di trascrizione. La coincidenza perfetta è una idea propria del mondo delle fotocopiatrici, non dei copisti… credo che però nessuno scambierebbe un manoscritto con una fotocopia!
  • Quello che leggiamo nei testi biblici non è fuorviante, perché la costruzione di senso sui significati delle parole ha seguito il percorso culturale dei luoghi in cui il Vangelo è stato letto, ascoltato, tradotto. Quando siamo di fronte a difficoltà di comprensione e andiamo al testo in lingua originale per capire meglio, dobbiamo ricordare che le differenze di significato che potremo incontrare sono un’occasione per comprendere il testo biblico, andando più in profondità: il confronto ci potrà far capire meglio il senso del tempo, il senso per noi oggi, il senso come si è costruito in relazione alle epoche in cui il testo è stato tradotto (oltre a consentirci interessanti considerazione glottologiche, non si conosce mai bene un popolo finché non se conosce la lingua!).
  • Quello che leggiamo è la tutta la verità necessaria perché noi crediamo, come ci dice il Vangelo di Giovanni al 20, 20 2 al 21,25. La Bibbia non risponde in modo diretto a tutte le domande filosofiche e morali che ci poniamo (e che ci si è posti in passato e che ci si porrà in futuro), piuttosto parla a noi persone di ogni tempo, chiedendoci di cercare le risposte nel confronto tra la nostra vita e il messaggio biblico ed evangelico. È da questo percorso che scaturisce la ricerca del senso della nostra vita, è da qui che la nostra fede si nutre, dal continuo rivolgerci alle Scritture per comprendere: per questo continuiamo a leggere le pagine bibliche, cercando di vivere la nostra fede in opere…

Da san Paolo a… San Paolo!

Così, mentre discutevamo, nel gruppo biblico che ho il piacere di seguire, dell’amore del prossimo nella Lettera ai Galati, è emerso il problema della divisione anima/corpo/spirito… Paolo, abbiamo sostenuto, utilizza il termine “carne”, come veniva già utilizzato nell’Antico Testamento: indica l’umano come totalità. Siamo carne perché siamo nati e moriremo, perché siamo vulnerabili e capaci di amare, abbiamo bisogni e subiamo tentazioni. Paolo non indicava l’essere carne come una condizione in sé cattiva, ma come condizione parte della natura umana, dopo l’Eden. In quell’occasione, l’umano ha ceduto alla tentazione di essere solo carne e lì c’è il peccato, perché ci dividiamo dal creatore, non cerchiamo più di essere interi nella nostra umanità, ma ci dividiamo per una falsa autorealizzazione: rimaniamo sempre creature, anche se ci dividiamo dal creatore… Non c’è una contrapposizione con il termine spirito, intendendo che si può vivere secondo i piaceri della carne oppure secondo inclinazioni spirituali: Paolo vuole dirci che possiamo vivere secondo carne, se pensiamo di essere slegati dal creatore, se tutta la nostra vita si risolve in ciò che è terreno e legato ad una umanità che non si sente creata; possiamo altresì vivere secondo spirito se ci sentiamo creature, se iniziamo ad amare il prossimo, se ci poniamo nella custodia di Dio e così potremo ritrovare ragione, forza, etica e spiritualità.

È abbastanza immediato, nella nostra cultura occidentale, pensare per contrapposizioni… Se smobilito la contrapposizione carne/spirito, la prima cosa che mi verrà in mente sarà, allora la divisione anima/corpo? E la divisione anima/corpo/spirito? Esistono oppure no? La Bibbia che dice? A questo punto, per capire meglio, se c’è un testo che ne parla espressamente (o così a noi sembra…), è necessario andare al testo originale e affrontare un lavoro di traduzione, che tenga insieme il significato lessicale, la stratificazione di significati nel tempo e il senso teologico del discorso, al tempo e per noi oggi.

Quindi… Traduciamo i significati!

Addentrarci in una ritraduzione è un compito impegnativo quando affascinante. Ho provato quindi a ritradurre solo i termini del versetto 4,12 della Lettera agli Ebrei, che ci hanno tratto in discussione, anima e spirito, in relazione alla contrapposizione carne/spirito intesa (erroneamente!) come contrapposizione male/bene, peccato/fede, umano/spirituale.

Credo che sia evidente che non basta un versetto a dare una direzione teologica di comprensione… Ci concentriamo su questo solo perché in gruppo ci ha particolarmente interrogato e ogni riflessione deve pur partire da un punto…!

Il versetto 4,12 da supporto a questa contrapposizione? Anche se tutta la nostra formazione, filosofica e storica, darebbe forza a questa contrapposizione, san Paolo la pensava diversamente, sia nella Lettera ai Galati, sia per come ci viene tramandata la sua predicazione nella Lettera agli Ebrei… Vediamo? Ecco il versetto:

Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore.

Ζῶν γὰρ ὁ λόγος τοῦ θεοῦ
καὶἐνεργὴς καὶ τομώτερος ὑπὲρ
πᾶσαν μάχαιραν δίστομον καὶ
διϊκνούμενος ἄχρι μερισμοῦ ψυχῆς
καὶ πνεύματος, ἁρμῶν τε καὶ
μυελῶν, καὶ κριτικὸς ἐνθυμήσεων
καὶ ἐννοιῶν καρδίας·

1. Come sappiamo, la lettera agli Ebrei non è di attribuzione paolina; ci è stata tramandata nello stesso papiro 46, proprio quello della Lettera ai Galati; la datazione di scrittura non è ben definita e quindi potrebbe essere contemporanea o successiva alla Lettera ai Galati. Il fatto che ci sia tramandata nello stesso papiro, indica che al I secolo erano entrambe conosciute come paoline e come tali trasmesse insieme. Anche se l’autore non fosse Paolo stesso, è sicuramente ascrivibile alla scuola paolina, composta dai suoi discepoli. La riflessione qui sta sul fatto che le lettere, rispondendo a problemi concreti, portavano via via ad una evoluzione della teologia paolina, che precisava nel tempo i concetti scaturiti dalla situazione creatasi.

La questione dell’anima e dello spirito ha un duplice taglio, uno di immediata comprensione e uno relativo alla stratificazione storica dei significati che da lessicali sono diventati filosofici.

Il testo greco parla di psuches e pneumatos, tradotti con anima e spirito: questa scelta di traduzione che ci racconta soprattutto la storia della stratificazione dei significati sul medesimo lemma, avvenuta nei secoli.

Allora psuche significa…

Psuche in greco è tradotta, nel primo significato, con il significato di respiro vitale e, per metonimia, come vita/anima (il respiro dice che sono in vita). La vita è intesa essere in vita con il respiro: una dimensione molto corporea! Noi traduciamo oggi automaticamente psuche con anima, perché Girolamo ci ha messi su questa strada.  Girolamo si ispira per tradurre al respiro con cui Dio crea l’uomo dalla argilla: il respiro di Dio donato all’uomo lo rende diverso da tutto il resto della creazione… Ne consegue che la stessa parola ebraica, che indica respiro di Dio diventa psiche in greco e anima in latino. Sullo stesso percorso, san Tommaso. L’Aquinate ci ha indicato la via aristotelica, che interpreta ogni fenomeno nella direzione di atto e potenza: il corpo è atto di una potenza spirituale. Questa interpretazione tiene ancora insieme corpo e spirito, ma la possibilità di separazione da qui si allargherà sempre più, fino alla Chiesa medioevale, che afferma la supremazia della fede religiosa sul mondo, la supremazia degli aspetti spirituali sugli aspetti del mondo e della corporeità. L’anima è diventata interna a noi, mentre nella lettera agli Ebrei psuche era il respiro, era il segnale per il mondo che siamo in vita, era il respirare!

E invece pneumaton significa…

Il termine pneumaton ha storia altrettanto difficile… Anche se significa la stessa cosa! Respiro, soffio di vita, respirazione: siamo sempre alla dimensione corporea e non c’è alternanza o divisione di due luoghi interni (anima e spirito), perché i due termini significano la stessa cosa. Sempre e solo Girolamo poteva tradurre pneumaton con spirito, perché ampiamente influenzato dalla comprensione dello spirito come respiro di Dio. Pneumaton è traducibile soprattutto come respiro che mi dice che vivo, nella mia percezione personale. Il testo probabilmente voleva intendere due diverse sfumature dell’essere vivente, ciò che il respiro mostra agli altri e ciò che fa sentire alla persona come essere vivente.

Una stratificazione di cui possiamo essere consapevoli…

Per avvalorare questa possibilità interpretativa, va osservato che il campo semantico è quello della corporeità: i riferimenti successivi sono alle giunture e alle midolla, termini corporei. Il termine entsumeseos indica ciò che si rivolta nel cuore. Il termine è tradotto con agitazioni e ansietà. Solo il Nuovo Testamento lo traduce con sentimenti, perché parte dal participio del verbo, entsumeomai: questo verbo è un deponente, un verbo con forma attiva ma significato passivo. Il che ci porta direttamente ad un verbo il cui significato è relativo alla interiorità. Entsumeomai significa ciò che mi si rivolge nell’animo, potrebbe essere tradotto con le cose che mi si rivolgono nell’animo, potrebbero essere i sentimenti, ma anche i pensieri. Il termine successivo, ennoion è tradotto con pensieri e rimane un termine analogo al precedente: andiamo nuovamente nella direzione della ripetizione di significato, che rafforza il campo semantico della corporeità.

Il testo greco ci presenta inoltre una ripetizione posta in chiasmo (figura retorica per enfatizzare il senso del discorso, frasi poste a X): alla ripetizione di significati, si aggiunge la posizione a X, per dare senso ancora maggiore, alla importanza della ripetizione.

respiro che dice la vita al mondorespiro che mi dice che sono vivo

ciò che si rivolge in me– ciò che si rivolge in me e si vede all’esterno 

Il testo tradotto ci restituisce invece una contrapposizione, che ha iniziato a operare Girolamo con la sua traduzione e ha preso forza nei secoli… Come facciamo a dire quale che sia la traduzione preferibile? Va sempre ricordato che san Paolo utilizza i termini preferibilmente nel senso dato loro dall’Antico Testamento, per la sua formazione farisaica e che l’Antico Testamento indica l’umano come insieme… Dove arriva il divisore, c’è il male. Inoltre il campo semantico dei termini usati in greco è a favore dell’interpretazione relativa alla corporeità. Teniamo anche conto che ho controllato solo i termini di cui abbiamo parlato la sera scorsa, ma credo che una completa ritraduzione del testo potrebbe rivelarci altri significati interessanti! 

… Per aumentare la nostra fede!

L’aspetto teologico può aiutarci: il soggetto di tutto questo operare è la Parola di Dio, che opera talmente dentro di noi, fino al punto di… Il termine merismou è traducibile sia come divisione sia come ripartizione, quale dei due? Se manteniamo la impostazione della unità di significato relativa al campo semantico, tradurre con ripartizione del respiro, riprende molto meglio il compito della Parola di Dio!

La Parola di Dio arriva fin dentro di noi, da dove i respiri partono e si suddividono, i respiri che dicono a noi e al mondo che siamo vivi. La Parola di Dio raggiunge quel punto, che neanche noi sappiamo dire esattamente dove sia, il punto più profondo che comunica la nostra umanità e lì opera, dentro di noi, tutti interi e umani, in ogni respiro che facciamo. Credo che questa interpretazione possa restituirci la comprensione del significato della vera forza della Parola di Dio, unificante e operante. Mi sembra meglio che pensare alla parola di Dio come forza divisiva al nostro interno, di parti che poi devono essere rimesse in accordo. La Parola di Dio entra dentro di noi, fino al punto di ripartizione dei nostri respiri, fino alle giunture e alla midolla, e comprende ciò che si agita dentro di noi: questa interpretazione è perfettamente giustificabile sul piano semantico e linguistico e viene incontro alla rilettura unitaria corpo/spirito di san Paolo nella Lettera ai Galati… Il versetto ritradotto suonerebbe così:

Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di ripartizione del respiro che mi fa sentire vivo e che sentono gli altri, fino alle giunture e alle midolla, e comprende ciò che mi si rivolge nel cuore verso gli altri e verso di me

Come si può osservare, è un testo che ci sembra molto moderno… perché è stato espresso oggi, con le nostre categorie lessicali e narrative, ma utilizzando il dizionario di greco sempre usato, il Rocci e non un dizionario moderno. Tutto sta nel togliere le stratificazioni di significato che non sono bibliche: il testo biblico rimane quello della Versione Cei, la ritraduzione ci aiuta a comprendere meglio oggi, perché la scelta dei termini è consapevole, rispetto alle influenze che non sono bibliche.

Probabilmente è una rilettura che interpreta meglio il nostro sentire la fede, in questi tempi, così frammentati al punto di divenire tempi liquidi… La Parola di Dio ci ancora in qualunque frangente e ci trae in salvo come creature intere!

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